Troviamo il nostro negozio, e' chiuso ma riusciamo a contattare il tipo che ci dice di andarci a prendere un caffe', che lui sarebbe arrivato da li' ad un'ora. Seguiamo il suo consiglio e ci sediamo ad un tavolino di un bar sulla spiaggia, rigorosamente con ombrelloni e lettini. Stiamo per ordinare quando sentiamo un grande botto: BOOM! E non e' il vulcano che sta effettivamente eruttando in qualche isola vicina, sembra che sia scoppiato un tanche di gas in un hotel di lusso ad un isolato di distanza. E ci arrivano voci di feriti gravi. Mamma mao. Dopo pochi minuti arriva un forte odore di plastica bruciata percio' decidiamo di andare a farci un giro per le viuzze ripide della esplodente cittadina. Finalmente apre il negozio ma il tipo non ha cio' che cerchiamo e ci indica un negozio nella citta' di Gran Palmas, da dove eravamo partiti con Afrodita.
Non ci demoralizziamo, affittiamo una macchina, rigorosamente rossa, come la barca e il gommone e decidiamo di partire. All'ultimo momento Ted si ritira dalla missione, tentato da Chris a passare il giorno sguazzando in acqua ed esplorando le caverne con il gommone e si arruola con noi Elizabeh, spinta dallo stesso spirito di esplorazione che ha convinto noi a partecipare a questa dura prova. Nico guida come se avesse appena rubato la macchina e io penso per un attimo che ho piu' paura di andare in autostrada che di attraversare l'oceano in barca a vela. E' tutto cosi rapido, e' questione di pochi attimi, se sbagli son cazzi. In barca, invece, e' tutto piu' lento, riflessivo. Vedi una barca a 10 miglia di distanza sul GPS e gia' inizi a pensare alla manovra che conviene fare, a chi ha la precedenza e a quanto tempo hai prima di incontrarla, e incontrarla vuol dire passare ad almeno un miglio di distanza. E nel frattempo chiacchieri, vai a fare un giro sul ponte o guardi se qualche pesce ha abboccato ad una delle tue lenze. Insomma, un'altra storia.
In poco piu' di un'ora ci ritroviamo a Las Palmas. Tutto e' rimasto come alla nostra partenza: un sacco di macchine, palazzoni imponenti e moderni e tanta gente di fretta. Una citta'. Le prossime ore le passeremo sballottolati da un negozio all'altro, anche se con estrema gentilezza e pazienza di questa gente simpatica che si fa in quattro per aiutarci. Ci concediamo un pranzetto coi fiocchi in un ristorantino tipo osteria di mare di quelli in cui puoi scegliere il pesce crudo al bancone e puoi guardare mentre te lo cucinano. La tovaglia e' a quadretti blu e bianchi e la vista e' direttamente sull'oceano. La missione e' compiuta e decidiamo di tornare a Playa Morgan facendo il giro per l'altra parte di Gran Canaria, in modo da vederne tutta la circonferenza. Tutta l'isola e' in continua espansione, non ci vive molta gente, ma si continua a costruire per i turisti e nella maggior parte dei casi in modo orribile. La strada che percorriamo e' stretta, tortuosa e a strapiombo sull'oceano e quando passano dei grossi camion mi manca per un attimo il respiro, Restiamo un po' delusi perche' pensavamo che questa parte sarebbe stata piu' verde e invece e' estremamente arida e desertica come l'altra. Il verde mi sa che era nel mezzo. E va beh, mica possiamo star qui un mese! E comunque anche questo tipo di paesaggio ha il suo fascino, sembra, come dice Elizabeth, una donna nuda: puoi vederne le reali forme.
Domani e' il grande giorno (speremo).
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